OpenOffice sul viale del tramonto, cala il sipario sul software?

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Dennis Hamilton, vice presidente di Apache OpenOffice, software di produttività personale sviluppato da Apache Software Foundation, spiega in una lettera che il progetto sembra essere giunto sul viale del tramonto. Ormai sono rimasti solo sei volontari, che non sono più in grado di ottimizzare le patch di sicurezza necessarie per il funzionamento del pacchetto di produttività personale open source.

OpenOffice, un destino segnato nel 2010

Le sorti di OpenOffice sembravano segnate già dal 2010, quando debuttò LibreOffice, che già dal gennaio 2011 nella sua prima versione rilasciò diversi aggiornamenti. OpenOffice invece non è riuscito a rimanere al passo, tant’è vero che è rimasto alla versione 4.1.2 che risale allo scorso ottobre 2015.

A luglio inoltre nel sistema è stata trovata una falla, rimasta vulnerabile agli attacchi denial-of-service (Dos) e di esecuzione arbitraria di codice. Per porre rimedio nello scorso agosto il team di OpenOffice aveva rilasciato una patch, ma il proof of concept aveva dimostrato la vulnerabilità del sistema già da diverso tempo, da quando era stata lanciata la versione 4.1.2.

Eppure pochi anni fa il progetto OpenOffice festeggiava il raggiungimento dei 100 milioni di download, ma evidentemente era solo il “canto del cigno” di un sistema che ormai da tempo si dibatte in gravi difficoltà, e sembra essere giunto definitivamente sul viale del tramonto. Il Board di OpenOffice ha quindi chiesto al comitato del progetto OpenOffice di porre un rimedio all’incapacità di risolvere il problema, dal momento che c’è la necessità di fornire aggiornamenti mensili e non update trimestrali

Che ne sarà di OpenOffice?

Mentre ormai già si recita il “de profundis” di OpenOffice, Apache sta comunque pensando di mantenere il codice sorgente, senza però nessun obbligo per gli aggiornamenti. Verrebbero quindi chiuse tutte le mailing list, il blog e gli account social, e sarebbe mantenuta solo un’e-mail che Apache userebbe per le richieste d’uso. Il progetto, su suggerimento del co-fondatore Jim Jagielski, potrebbe trasformarsi in un framework o in una libreria per le implementazioni degli utenti.

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