Facebook censura i contenuti, ma chi controlla il controllore?

Facebook censura i contenuti, ma chi controlla il controllore?

Recentemente “The Guardian” ha pubblicato i criteri utilizzati da Facebook nel giudicare le migliaia e migliaia di segnalazioni che arrivano ogni giorno dagli utenti relativamente a foto, contenuti, post e video. Non si può parlare di un vero e proprio scandalo, ma la domanda da porsi è perché non sia stato lo stesso social network a fornire una sorta di comportamento etico, che i cittadini virtuali devono tenere nell’arena cosmopolita del web.

Giudizi arbitrari e frettolosi: come muoversi?

L’argomento della discussione è oggettivamente spinoso, perché i dipendenti di Facebook sono costretti a fronteggiare le più disparate segnalazioni, e devono giudicarle in brevissimo tempo e secondo il loro background sociale e culturale che può variare da Paese a paese, e da persona a persona.

Ciò che è lecito negli Stati Uniti potrebbero non esserlo in Cina, o viceversa. Oppure minacciare un capo di Stato può apparire come un incitamento alla violenza, mentre minacciare una persona qualunque può essere etichettato come satira o sfottò.

Come regolarsi? C’è chi ha invocato l’intervento dell’intelligenza artificiale, che metta all’indice determinate parole, atteggiamenti o comportamenti nel mondo del web. In realtà Facebook già utilizza l’intelligenza artificiale, ma sembrerebbe eccessivamente freddo e meccanico affidare ad un algoritmo il controllo della vita di circa 2 miliardi di persone che popolano il più famoso social network del mondo.

Un passaporto morale per tutti gli utenti di Facebook: è questa la strada giusta?

Qualcuno ha invocato una sorta di regolamentazione dei contenuti con un intervento dello Stato che dovrebbe agire come “super partes”, ma sembra già di sentire in lontananza gli echi della censura e di un eccessivo conformismo.

Una cosa è certa, questioni come il revenge porn, il bullismo, il terrorismo o atti di violenza fisica e morale non possono essere giudicati in pochi secondi con leggerezza. Servirebbe una sorta di passaporto morale per i dipendenti ma anche per gli utenti di Facebook, che siano consapevoli di cosa è lecito e cosa no per una pacifica convivenza sui social network che, pur avendo un carattere virtuale, hanno influenze assolutamente reali anche nella vita quotidiana.

Lascia un commento

*