Arriva il vademecum per un uso responsabile dei social network

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Quante volte ci è capitato di condividere sui social network notizie che si sono poi rivelate bufale? Oppure di scrivere commenti anche in buona fede, che però sono risultati offensivi per i soggetti in questione? Disinformazione e cyberbullismo sono i pericoli che intende combattere il nuovo vademecum all’uso responsabile dei social, stilato dal dipartimento della giustizia minorile del Ministero della Giustizia, in collaborazione con Facebook Italia e l’Istituto di formazione sardo.

Il progetto, chiamato “Pensa prima di condividere”, è stato presentato il 3 novembre nel museo criminologico di Roma, alla presenza del guardasigilli Andrea Orlando e della responsabile Relazioni Istituzionali di Facebook Italia Laura Bononcini.

Difendere la propria identità virtuale contro cyber-bullismo e comportamenti deviati

Questo vademecum al buon uso dei social network ha come obiettivo difendere la propria identità virtuale contro il cyber-bullismo, un fenomeno tristemente sempre più diffuso soprattutto tra gli studenti delle scuole, ma in alcuni casi anche tra gli adulti.

Purtroppo sono recenti i casi in cui la condivisione di foto e video privati hanno portato addirittura a suicidi nelle situazioni più gravi. Anche se la condivisione di contenuti è virtuale, gli effetti devastanti sulla vita delle persone sono reali, ed è questo che deve spingere gli utenti ad usare con maggiore consapevolezza Facebook, Twitter e gli altri social network.

Come osserva il ministro Orlando, questo progetto ha come obiettivo non solo sanzionare chi usa i social in modo improprio, ma soprattutto arginare e prevenire fenomeni come il cyber-bullismo.

Cancellare l’anonimato e l’impunità

Le persone non si rendono conto degli effetti devastanti che possono avere i loro comportamenti sui social, spinti evidentemente da una sorta di semi-anonimato che ne garantisce anche l’impunità.

Con i sistemi moderni è molto più semplice risalire all’identità di chi può aver commesso un’azione di cyber-bullismo, quindi è più facilmente identificabile e punibile anche a norma di legge se si  verificano gli estremi di una trasgressione piuttosto grave.

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